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Due giornate alternative a Genova

La Superba Genova ricorre alla mente di molti come il luogo in cui si può trovare un comodo porto da cui catapultarsi in Sardegna in una notte, o come la sede del più pubblicizzato acquario italiano.. Genova è molto altro! E' una città che ha visto prosperità a livello mondiale dal tardo medioevo fino al consolidamento della famosissima repubblica marinara. Tutto è divenuto meno facile quando la centralità dei commerci si spostò nel mare del Nord e nell'Atlantico, ma Genova non era morta, perchè erano rimasti i genovesi. Grandi maestri della nautica, ricordando il cantiere di Sestri Ponente. Illustri esperti di finanza del mondo antico e per questo tradizionalmente attenti ai dispendi. Il primo istituto bancario al mondo è nato qui, era il Banco di San Giorgio (1407). L'arte che si nasconde tra i carrugi è paragonabile a quella che si può trovare in città come Venezia e Pisa, ma qui è tutto un segreto: una chiesa barocca si nasconde dietro una facciata neoclassica e una salita deserta conduce a panorami sconfinati sul mare. E' una città costruita per il lungo ed arroccata sugli appennini. Mi ha sempre affascinato proprio questo, che a percorrerla fossero lunghissime vie più o meno rettilinee di diversi chilometri, affinacate da una parte dal porto, dall'altra dalla ferrovia.
Io e la mia ragazza venivamo da Milano, con un passaggio in macchina, e non era la prima volta.  Forse proprio per questo ho fatto molta attenzione al percorso, perchè è risaputo che la Genova-Serravalle sia un intestino più che un'autostrada. Dal chilometro 84 in poi se state leggendo concludete velocemente la pagina, se state mangiando fermatevi finchè non digerite. Il limite di velocità più volte portato a 80 km/h non basta per non sentire i continui cambi di direzione che prende l'auto. Dopo il passo dei giovi, in discesa, è ancora peggio: fino al casello non c'è tregua, e esclusi i festivi considerate che a fare queste curve ci sono file di camion dirette a Sampierdarena o a Voltri che procedono lentamente in fila indiana. Sembra di essere su un'attrazione di Gardaland! A Genova Ovest provate a sorridere: secondo me scattano le foto ai telepass per chi la volesse come ricordo.

Siamo arrivati all'ora di pranzo di un martedì molto soleggiato di fine aprile, temparatura sopra i 20 gradi e vestiti a cipolla addosso con uno zaino in spalla. Ci buttiamo in un bar dietro piazza Barabino che si chiama Rosso 16. Il consiglio di due soci che lavorano in zona è stato "prendete la focaccia di Recco col cotto" e noi abbiamo eseguito agli ordini: libidine! Era davvero buona e ci è costata come una pizza farcita (7€). Per un caffè il suggerimento era di non rimanere in quel posto un po' squallido senza considerare la focaccia, e di buttarci piuttosto dentro il WTC tower, la torre con più di 20 piani che svetta in Via di Francia, e salire al 19° piano, dove c'è un bar panoramico degli uffici che dà a levante.

Veramente piacevole, ma non ci basta. Perchè noi amiamo i paesaggi. Così ci siamo diretti verso il Terminal Traghetti e di lì abbiamo percorso la passeggiata alla Lanterna. Cos'ha di bello? E' direttamente esposta sul terminal container di levante e intervallata da piazzette e fotografie d'epoca fino a raggiungere la base del faro più famoso d'Italia, arroccato sulla parte finale del promontorio che non esiste più, poichè era stato tagliato per fare spazio alla città che cresceva. Ci siamo fermati quasi un'ora a svuotare la nostra mente da tutto ciò che vedevamo e ci incuriosiva: dal modo di scaricare il carbone dalle navi, a quello di pulire le cisterne, alla sistematicità delle file di tir in attesa..poi quando la pelle ha cominciato a gridare pietà per il sole abbiamo ripercorso la passeggiata al contrario e ci siamo diretti verso Piazza Principe. Di qui in Via Balbi, che per gran parte è senso unico, vi si affaccia tra le altre cose un palazzo molto attraente. E' il palazzo reale, costruito dai nobili Balbi nei primi del 1600, passato successivamente nelle mani della famiglia Durazzo e venduto nel 1823 al re di Savoia. Si possono visitare le stanze con soli 2€ anzichè 4 se non si superano i 26 anni di età.
Ne vale la pena perchè gli interni sono mantenuti con grande cura e l'oggettistica preservata è appartenuta alla famiglia reale, a cui si aggiungono dipinti fiamminghi o non come alcune opere di Van Dyck. Si può anche uscire sul terrazzo dove la vista splendida (gli alberi nascondono la sopraelevata) permette di sognare per un attimo.
Usciti di qui un porticato su due paini rialzato ha attirato la nostra attenzione, e una volta entrati ci siamo resi conto di essere nella facoltà di giurisprudenza dell'università. Salendo siamo riusciti anche a dare un'occhiata all'aula magna, altissima e splendida per quanto erano ricche le decorazioni.
Fuori di qui, proseguendo su via Balbi, abbiamo fatto tappa nella maestosa Basilica dell'annunziata del Vastato, chiamata probabilmente così perchè l'originale chiesa del XIII secolo era stata "devastata" con la costruzione di nuove mura. Tuttavia la devastazione non si è limitata a quell'evento: anche durante la seconda guerra mondiale è stata danneggiata da bombardamenti l'ala meridionale di questa chiesa dagli interni molto appariscenti.
Navate così luminose non se ne vedono spesso, infatti le vetrate superiori filtrano molto poco la luce, che entra ad illuminare la vernice dorata di colonne e soffitti fino a fare brillare l'intero spazio interno.
Colpisce vedere il protale aperto, con il rumore della piazza trafficata che entra fino all'altare, ma secondo me dà una sensazione più viva del contesto in cui è immersa questa opera architettonica (non riesco mai a dare valore religioso ai luoghi di culto, per me sono solo bellissimi spazi pubblici in cui va rispettato il silenzio).
Da questo punto un consiglio che possiamo dare è passeggiare fino all'ora dell'aperitivo tra via Cairoli e via Garibaldi, su cui si affacciano i più bei palazzi della nobiltà locale di un tempo, come il Palazzo Rosso che è visitabile. Noi avendola già percorsa in una tiepida serata l'anno scorso abbiamo preso alcune strette salite che richiamano Lisbona dietro alla galleria che trafora il centro residenziale e siamo arrivati alla Spianata del Castelletto per goderci il panorama del pomeriggio.
Sembrava di essere a Parigi per certi versi, e non ho avuto dubbi quando, preso l'ascensore per scendere (90 centesimi, non è gratuito), ci siamo ritrovati in un tunnel che sembrava quello della metropolitana de l'Ile de France.

La serata l'abbiamo passata a Cavi di Lavagna, dove sempre in macchina abbiamo deciso di fare una trasferta con chi ci ospitava per mangiare piatti studiati da un appassionato di buona cucina (25-30€ per due portate e un vino alto atesino). Il ristorante "Il melograno" è da mettere tra i punti di interesse di un appassionato Slow Food. Provate assolutamente un dolce, o fatevi raccontare qualcosa sui formaggi che il proprietario cura come figli.

Per la notte ci siamo sistemati in una stanza del Novotel. Se programmate la vostra partenza con un po' di anticipo Accor offre molte tariffe agevoli e accessibili!
Il mattino dopo abbiamo raggiunto in autobus (100 minuti 1,50€) Piazza De Ferrari. Ci siamo subito lasciati alle spalle la fontana e siamo scesi verso la Chiesa di San Matteo, bianca e nera come il duomo di San Lorenzo fuori, ma molto più piccola e intima dentro, dove ci hanno stupito le grotte ricreate per posizionare la madonna agli ingressi e le grandi statute al posto dei soliti affreschi della via crucis. Subito sulla destra uscendo si intravedeva un cortiletto fantastico, se il cancelletto è aperto entrate assolutamente! Le coppie di colonnine che si succedono per reggere tutto il quadrilatero sono stupende e insolite. A questo punto se non avessimo fatto una bella colazione ci saremmo diretti verso Klainguti, una pasticceria che a detta di un genovese doc offre uno strudel alla pari dei migliroi tirolesi, ma lo serve in Piazza di Soziglia a Genova. Cacciata la gola e risaliti verso palazzo ducale (in cui vedo sempre che si tengono belle mostre private) abbiamo esplorato anche la chiesa di Gesù e dei santi Ambrogio e Andrea, in cui però stavano tenendo messa e ci siamo limitati ad ammirarne la profondità e l'altezza. A questo punto ci interessava buttarci un po' nella vita quotidiana dei genovesi, così abbiamo passato velocemente la Porta Soprana e la casa di Cristoforo Colombo per arrivare su via XX settembre, la via dello shopping con le scritte al neon visibili prima per chi sale e poi per chi scende (provate a camminarci e capirete cosa intendo ;).
Passato il grande arco che fa da ponte, sulla sinistra non molto avanti si può entrare in un immenso mercato rionale, il più bello che abbia mai visto dopo Barcellona e Dubai, ricco di pesce soprattutto, ciò che manda in estasi gli amanti del mare. Dopo un giro nell'anello delle merci fresche abbiamo preso il 31 per andare a Boccadasse, alla fine di Corso Italia. Che meraviglia! Un piccolo gioiellino lontanamente simile ad una delle Cinque Terre. Qui la focaccia per il pranzo ce l'ha fornita "Voglia di pane", che si trova sulla strada principale, prima di scendere nell'abitato.
Dopo un po' di sole sugli scogli non lontani dalla darsena del porto ci siamo rialzati per raggiungere Quarto dei Mille, dove più monumenti ricordano l'impresa del 5 maggio del 1860, quando uomini e donne vestiti di rosso con la voglia di unificare il nostro paese si sono imbarcati da uno scoglio in direzione Sicilia. E con un'immagine molto patriottica (che di questi tempi e meglio tenere in vigore a mio parere) abbiamo aspettato un regionale diretto a ponente che ci accompagnasse a prendere il treno per Milano, che taglia tutti gli appennini in mezz'ora e non ci lascia più di qualche frazione di secondo per salutare il mare dopo essere partito da Piazza Principe.

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